. pallalpiede

Mi sento una palla al piede. Un’enorme, flaccida, appiccicosa palla al piede. Un macigno, una sfera di metallo con tanto di catena avvinghiata alla caviglia del malcapitato.

Perché mi basta una piccolezza, un nonnulla, per sentirmi sprofondare e dedicarmi all’ennesima piangiuta di due, tre ore. Per poi svegliarsi alla mattina con due occhi a cocomero maturo, con le palpebre che sembrano farcite di pastafrolla. Con un mal di testa che mi fa venir voglia di cacciarmi ancora sotto le coperte a compiangermi per altre 12 ore (cosa che farei se non avessi una madre che esige la mia presenza durante i pasti, e che pretende che io durante la giornata faccia qualcosa di produttivo… in cosa consistano le attività produttive a suo avviso, rimane ancora un mistero).

Il fatto è che, mentre piango, mentre le gocce tonde e pesanti sfiniscono i capillari dei miei occhi, mentre sfilo l’ennesimo fazzoletto “formato tovaglia” dal cassetto dell’armadio in anticamera, non ragiono. La mia mente non lavora frenetica nel tentativo di cercare una via d’uscita, un appiglio, un cartello luminoso con una bella scritta “EXIT”.  Non connette, proprio non ce la fa. Si lascia andare a vittimistici pensieri di autocommiserazione, tanto inutili quanto dannosi. E giù lacrime, giù singhiozzi, giù scie umidicce sul cuscino. E ore davanti a quel fottutissimo telefono cellulare, nella speranza che dia segni di vita, che vibri gioioso avvisandomi che qualcuno mi sta cercando, che qualcuno ha bisogno di me. Ovviamente questo non è propriamente fattibile alle 4 del mattino, ma in quel momento non ci ragiono.

fottutapallalpiede

eccocomemisento


…buona giornata a tutti.

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